Il campo della scienza continuò a progredire durante tutto il Rinascimento, e fu proprio un italiano il primo ingegnere, il famoso Leonardo da Vinci, a pensare in termini concreti a un’idea similare a quella delle moderne automobili. Successivamente nel 1769, l’ingegnere francese Nicolas-Joseph Cugnot inventò il carro a vapore, un carrello basso e dalla struttura robusta, in grado di trasportare carichi pesanti. Il prototipo veniva alimentato da un motore a vapore da 62.000 cm³ ed era in grado di trasportare un carico da 4 tonnellate. L’invenzione della macchina a vapore diede inizio alla storia della motorizzazione. Il carrello a vapore originario creato da Cugnots è esposto presso il “Conservatoire National des Arts et Metiers” di Parigi e una copia può essere ammirata presso il “Museo dell’automobile Carlo Biscaretti di Ruffia” a Torino. Alcuni decenni più tardi, nel 1907, François Isaac de Rivaz presentò il primo prototipo di motore a combustione interna. Il motore venne montato su un vagone ed era caratterizzato da un pistone e la sua miscela esplosiva di carburante consisteva in circa 2 dm³ di gas e carbone, uniti a 10-12 dm³ d’aria.

Bisognerà attendere fino al 1850 perché lo sviluppo delle auto moderne raggiungesse un punto di svolta, grazie a Nicolò Barsanti, meglio conosciuto come Eugenio. Barsanti era un prete, ingegnere e inventore italiano. La sua idea nacque osservando il comportamento della pistola Volta, all’interno della quale era presente una mistura di idrogeno e aria, accesa da una scintilla, in grado di causare una forte esplosione espellendo la pallottola. Si ispirò ai principi fisici che stavano dietro la propulsione esplosiva e li utilizzò per progettare il suo motore. Quando Bersanti si spostò a Firenze fu finalmente in grado di sviluppare la sua idea, in particolare dopo aver incontrato l’ingegnere Felice Matteucci, con il quale continuò a lavorare per il resto della sua vita. Nel 1859, riuscirono a brevettare i loro motori in Inghilterra, Francia, Belgio, Prussia e Piemonte, dato che l’Italia non era ancora unificata e non era in grado di garantire la protezione di un brevetto internazionale. Questo motore venne denominato motore a combustione interna Barsanti-Matteucci. La costruzione di questo motore iniziò a Firenze nel 1860, presso le officine meccaniche di Pietro Benini, il quale ereditò la fonderia Pignone da suo padre Pasquale. Successivamente, il motore venne mostrato e messo in moto durante l’Esposizione Nazionale delle Arti e delle Industrie di Firenze.